di Giovanna Frongia, Sardegna immaginare XIII
Si respira aria di Sardegna fra le pagine di Nathan Never, la serie a fumetti fantascientifica nata dal felice incontro dei tre autori sardi Michele Medda, Antonio Serra e Bepi Vigna e pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore. Un personaggio che ormai ha compiuto quasi trent’anni di vita, se pensiamo che il primo numero fu pubblicato nel 1991. Nathan Never e Legs Weaver, protagonista di un’altra serie a fumetti a lei dedicata e di poco successiva, sono agenti speciali dell’Agenzia Alfa le cui avventure sono ambientate in un mondo futuro dominato dalla tecnologia e dallo strapotere dei mass media: «Abbiamo proposto un nuovo personaggio, – racconta Bepi Vigna – una nostra serie, un po’ con la sfrontatezza dei giovani con pochissima esperienza. L’idea era buona perché copriva il settore della fantascienza che in quel momento in Italia non era trattato da nessuno. Sergio Bonelli diceva sempre che era stato il suo atto di coraggio e gli è andata bene perché il primo numero ha venduto quattrocento mila copie e per anni abbiamo raggiunto cifre folli, ora impensabili».
La bevanda preferita di Nathan Never è il Koronjiu, che prende il nome dal serbatoio idrico della città di Cagliari ma i riferimenti alla terra sarda, colti dall’attento pubblico che abita l’isola, sono numerosi. Tuttavia il linguaggio del fumetto non ha confini e se da un lato è vero che l’autore inserisce nei suoi racconti le ambientazioni che più gli sono vicine, dall’altro la sceneggiatura è solo un pretesto per un discorso più ampio su una narrazione popolare che ha origini molto lontane. «Il fumetto ha un linguaggio straordinario, non moderno – spiega Bepi Vigna – forse è uno dei linguaggi più antichi perché ancora prima della scrittura esistevano le pitture rupestri che riportano il meccanismo del linguaggio fumettistico. Il fumetto infatti non è un’immagine con del testo ma è il rapporto tra diverse vignette, quindi un linguaggio antichissimo, ibrido, che si può adattare ad ogni situazione». In quest’ottica nel 1993 fonda a Cagliari una scuola di fumetto, trasformata poi in Centro Internazionale di studio e promozione della cultura popolare in cui diversi stili narrativi si contaminano, in vista di un linguaggio universale, capace di unire i popoli e il loro patrimonio di conoscenze che si affacciano nel Mar Mediterraneo. Un’infaticabile e feconda attività quella di Bepi Vigna che vanta collaborazioni nazionali ed internazionali e diversi progetti in cantiere. In uno di questi Nathan Never sbarca nello spazio e la copertina del volume speciale di grande formato viaggia a bordo della capsula Cygnus NG-11, insieme all’astronauta Luca Parmitano, per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale. Spiega Vigna: «Con il disegnatore Sergio Giardo abbiamo ideato una storia per un’iniziativa della Sergio Bonelli Editore in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Agenzia Spaziale Europea. Visto che c’è Luca Parmitano sulla stazione spaziale, ci hanno chiesto di raccontare un incontro fra gli astronauti e Nathan Never ma non era semplice perché l’agente segreto non viaggia nel tempo e ci siamo dovuti inventare una maniera per farlo. Mi sono avvalso della consulenza di un giovane scienziato che mi ha accompagnato a vedere, vicino a Torino, la copia esatta della Stazione Spaziale Internazionale, poiché tutto quello che nella storia la riguardava doveva essere plausibile e veritiero. È stato un bel lavoro in stretta collaborazione». Fedele alla sua idea del fumetto come luogo di incontro fra arti differenti, Bepi Vigna è attualmente impegnato nella realizzazione di un progetto cinematografico sulla vita di Gian Giacomo Feltrinelli e cura una collana di racconti basati su storie vere, alcuni diventati pièce teatrali. Insieme al disegnatore di Dylan Dog lavora inoltre a un volume dedicato a Dino Battaglia, un graphic novel (un romanzo a fumetti) su un fatto della storia recente italiana, scritto partendo dagli appunti di una sua sceneggiatura rimasta incompiuta. Questo dimostra che la Nona Arte, nonostante l’offensiva di internet, dei social e dei videogiochi scaricabili gratuitamente, non ha perso ma solo cambiato il suo posto nella cultura italiana, trasferendosi dalle edicole alle librerie.





