I castelli di Castelsardo e Sanluri

di Giovanna Frongia, Sardegna immaginare XIII

In Sardegna castelli e fortezze militari, riportati al loro antico splendore, acquistano nuova vita per essere consegnati alla popolazione sotto forma di musei. È il caso del Castello di Sanluri e di quello dei Doria a Castelsardo. Il primo fu edificato nel Medio Campidano verso la fine del XII secolo per volere del giudice Pietro I di Arborea, al confine fra i giudicati di Cagliari e di Arborea, lungo la via di comunicazione più importante fra i due estremi dell’isola. Teatro di scontri fra l’esercito aragonese e quello del regno di Arborea, venne ampliato nel 1355 per volontà di Pietro IV d’Aragona. Secondo una leggenda fu ricostruito in soli ventisette giorni e dotato di un sistema di mura difensive che racchiudeva un territorio di circa diciotto ettari. Svanita la sua funzione militare, divenne residenza di nobili famiglie spagnole fino al 1920, quando fu acquistato dai conti Villa Santa, attuali proprietari del castello, che portarono avanti i lavori per una sua profonda ristrutturazione. È l’unico castello sardo del periodo medievale ancora oggi abitabile e ospita un prestigioso polo museale. Al piano terra, il salone delle milizie raccoglie cimeli e documenti originali della Prima Guerra Mondiale come il Tricolore della Vittoria e il bollettino, firmato dal generale Armando Diaz, che comunicava alle truppe italiane la vittoria. Oltre ai musei dedicati alle armi, il Castello di Sanluri vanta anche una collezione di cere di circa quattrocento pezzi, che vanno dal XVI al XIX secolo. Le restanti sale ospitano gli arredi originali del castello, tra cui lo studio del generale Nino Villa Santa e la sua corrispondenza con Gabriele d’Annunzio. Il percorso termina con una passeggiata nel terrazzo: lo caratterizza una vista eccezionale che si perde fino al Castello di San Michele di Cagliari, mentre un altro museo, eretto nel centro storico del paese, è dedicato all’arte della panificazione tradizionale.

Stessa sorte ha seguito la suggestiva roccaforte militare fatta edificare dalla famiglia Doria su un promontorio a picco sul mare, nel centro del Golfo dell’Asinara, che nel tempo ha perso le sue funzioni difensive e strategiche per diventare un luogo di riscoperta di antiche tradizioni. La fondazione della fortezza della famiglia ligure risale al Duecento nell’attuale Castelsardo, nel medioevo chiamata Castelgenovese e poi Castel Aragonese dal 1448, sotto il dominio della corona catalana per assumere poi il nome attuale solo nel 1767 sotto i Savoia. Anche qui, dopo un suggestivo percorso nel borgo medievale, si arriva fino alle rovine del castello le cui sale restaurate ospitano il Museo dell’Intreccio Mediterraneo, un’importante esposizione di oggetti dell’antica tradizione della cestineria di Castelsardo, nonché un centro di documentazione dedicati a questo sapere, tramandato oralmente di generazione in generazione. Le nove sale, distribuite su due piani, espongono i pregiati cestini, ottenuti lavorando le fibre vegetali quali la palma nana, la rafia e il fieno marino. Ma oltre alle corbule, ai canestri e ai setacci, il museo racconta anche le tecniche di lavorazione di questi manufatti, un tempo di uso quotidiano per i lavori nei campi, per la pesca e per il commercio. Due esempi di valorizzazione del nostro patrimonio storico-archeologico e dei territori che per secoli hanno custodito con cura i segni delle loro antiche origini.