Matteo Porru, scrittore diciannovenne

di Giovanna Frongia, Sardegna Immaginare XVI

Incontro il giovane scrittore Matteo Porru nella passeggiata di Su Siccu a Cagliari in una splendida giornata primaverile, di quelle che l’isola è solita regalare ai suoi visitatori nel mese di Marzo. Il sole oggi ricorda l’estate e il bagliore della sua luce ci riporta immediatamente a un tempo che sembra ormai lontano, quando sentire la brezza di mare sul viso e respirare a pieni polmoni era ancora una certezza. E con lo sguardo rivolto all’orizzonte ha inizio la brillante conversazione con il ventenne Matteo Porru, che a dispetto della giovane età vanta già prestigiosi riconoscimenti per la sua instancabile attività di scrittura. Con il racconto breve Talismani è vincitore della ventiquattresima edizione del premio Campiello Giovani 2019: «Talismani è una storia molto emozionale e disturbante – specifica lo scrittore – perché è una storia che è un po’ come la vita: non va come dovrebbe, gira in modo strano». Nello stesso anno esce il suo terzo romanzo Madre Ombra, vincitore in seguito della sezione Giovani del Premio Letterario Città di Cattolica 2021.

Oltre ai tre romanzi e ai racconti, alcuni dei quali usciti in digitale, è tanto il materiale scritto in questi anni ancora da pubblicare e un prossimo libro è già in uscita: «Non voglio anticipare nulla, dico soltanto che è la più grande sfida che abbia mai accettato come scrittore». Con il breve racconto inedito La prima e ultima notte insonne di Vittorio Cantarella è finalista al Premio Chiara 2021 per la sezione giovani. Non è un caso che la rivista D di Repubblica l’abbia inserito nella classifica dei venticinque giovani più promettenti al mondo.

Scrive il suo primo romanzo, The mission (2017), fra i tredici e i quindici anni: «The mission è il racconto del reale – spiega Matteo Porru – quando scrivo racconto sempre la realtà, non credo alla finzione. Secondo me la scrittura deve mantenere due grandi cose: la semplicità e l’efficacia». Anche la paura e la solitudine, stati emotivi ricorrenti nei suoi romanzi, appaiono autentici: «Ma un altro elemento che torna tantissimo – ci tiene a precisare – è l’amore, quello in Madre ombra è un amore immenso, basato sul concetto di maternità. La paura è uno dei nuclei narrativi di The mission, mentre nel romanzo Quando sarai grande (2018) c’è il timore di rimanere soli e di non essere abbastanza. Nel finale di Madre ombra (2019), invece, rappresento la paura profonda dell’uomo di fronte al nuovo, secondo una mia rilettura del mito della caverna di Platone. Anche la solitudine è un tema molto frequente nei miei scritti perché di fatto la conosco molto bene e penso che saper convivere con essa sia uno dei gesti di coraggio più grandi che possa fare una persona».

 

 

E così l’intervista, cominciata dagli scritti dell’autore, ha preso una via inaspettata che dal particolare ci ha condotto all’universale, alla condizione umana, con alcune incursioni nella storia della filosofia. Ma questo altro non è che il “segreto” della sua scrittura, come ci svela lo stesso Porru: «Ho un trucco quando scrivo, mi piace utilizzare avverbi che presi da soli non vogliono dire nulla ma appena li contestualizzi prendono una forma che è individuale da una parte e universale dall’altra. Gli avverbi sono dentro, addosso, in fondo. Se tu riesci a essere particolare e universale hai vinto tutto!».