di Giovanna Frongia, Sardegna immaginare VIII
Il luogo è la Miniera di San Giovanni, nel territorio di Iglesias. L’anno è il 1952. Il minatore Luigi Mura, durante la realizzazione di un fornello, si fa largo in un vuoto nella roccia calcarea dove gli sembra di scorgere una maestosa cattedrale sotterranea. O almeno è così che ai primi scopritori doveva apparire la grotta che oggi conosciamo con il nome di Santa Barbara, una delle più antiche al mondo, la cui prima formazione risalirebbe a circa 540 milioni di anni or sono. Una grande cavità naturale, dalle dimensioni di un campo da calcio, rischiarata soltanto dalla fioca fiammella della lampada ad acetilene e che attualmente è possibile ammirare, invece, illuminata da fari potentissimi.
Questa è la versione ufficiale narrata dall’archeologo Mattia Sanna Montanelli che, con sapienza e dovizia di particolari, accompagna i visitatori, provenienti da ogni parte del mondo, in un emozionante viaggio nelle viscere della terra. Ma la miniera di San Giovanni, in disuso dal 1998, anno in cui vennero spente le pompe di eduzione di Monteponi, oltre alla grotta di Santa Barbara nasconde al suo interno un altro segreto, quasi una controstoria del suo rinvenimento. Nella versione dei fatti, raccontata da alcuni minatori che all’epoca lavoravano nella miniera, il signor Luigi Mura non potrebbe essere il vero scopritore. Non essendo un perforatore, infatti, ma un armatore, che ha come compito la messa in sicurezza della miniera, non avrebbe potuto scoprirla durante un’attività di perforazione. Più verosimile è che sia stato lui a riferire al capo servizio della fantastica scoperta, prendendosi quindi, chissà se a ragione o a torto, il merito di questo ritrovamento.
Qualunque sia la vera storia, questa meraviglia della natura rimasta protetta dalle viscere della terra, è ora visitabile con accessi regolamentati, dopo un lungo periodo di chiusura. Muniti di elmetti e di giacche per proteggersi dalle basse temperature del sottosuolo e trasportati a bordo di un trenino elettrico, ci si immerge nella vita dei minatori che ogni giorno percorrevano la Galleria Lheraud che si trova a quota 159 metri sopra il livello del mare. Durante il tragitto nel sottosuolo, si possono vedere gli strumenti utilizzati quotidianamente dai minatori, tra cui polvere da sparo, micce a combustione lenta, detonatori e tramogge, oltre che il residuo di minerale ancora presente sulle pareti della miniera. Il viaggio in treno finisce all’ingresso del Pozzo Carolina che discende fino a 250 metri sotto il livello del mare ma che ora è possibile risalire con un ascensore che conduce alle scale per accedere alla Grotta di Santa Barbara. Qui si trova una statua della santa protettrice dei minatori, incastonata all’interno di un geode di ametista, quasi per ricordare ai visitatori di preservare quel contemplativo silenzio, suscitato dalla bellezza della natura.
La grotta è costituita da un grande salone, alto oltre venticinque metri, costellato di colonne di stalattiti e splendide stalagmiti e fornisce un vero e proprio archivio di eventi geologici del territorio. Una meraviglia della natura, un geode di forma ellittica senza sbocchi o comunicazione con l’esterno, attualmente accessibile soltanto dall’interno della miniera. Trovandosi nel cuore della montagna, è rimasta inviolata per milioni di anni, garanzia di una tutela totale che ne ha preservato il valore e la bellezza e che consente di leggere circa 450 milioni di anni come in una sequenza.
Oltre alle formazioni tipiche di grotta carsica, come stalattiti e stalagmiti alte fino a venti metri, le sue pareti sono ricoperte da cristalli tabulari di barite bruno scuro. La loro formazione risale a circa sei milioni di anni or sono, ed è dovuta alla risalita di acque idrotermali cariche di sali di bario che, raggiunta la saturazione, hanno generato questi cristalli di barite. A guardarli da lontano appaiono come un manto di velluto che ricopre le pareti ma si tratta di un velluto lucido, cristallino e incorruttibile. Un fenomeno unico nel suo genere, poiché è raro che si verifichino le condizioni di saturazione tali per cui una grotta venga completamente ricoperta da questi cristalli.
Allora vale davvero la pena attraversare la miniera di San Giovanni e arrivare fin nel cuore della montagna, per ammirare, non senza stupore, tanta maestosa bellezza e per contemplare in silenzio il sublime della natura, col pensiero che la Sardegna non smetterà mai di regalarci nuovi tesori, anche quelli più nascosti.




