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I contadini del mare. Viaggio alla scoperta delle Saline Conti Vecchi

di Giovanna Frongia, Sardegna immaginare VIII

Mare, sole e vento scandiscono il ritmo della produzione del sale e scolpiscono il viso dei contadini del mare, come amano definirsi i salinieri che ancora oggi s’incontrano nelle saline Conti Vecchi, alle porte di Cagliari. Sotto lo sguardo circospetto di maestosi fenicotteri rosa, guardiani indiscussi di questo sito di archeologia industriale ancora in produzione, i salinieri di oggi, come quelli di ieri, in armonia con la natura, disegnano la geometria del paesaggio, attraverso il loro antico mestiere. Da marzo a settembre incanalano nei bacini evaporanti l’acqua marina che, da lì, scorre fino alle caselle servitrici, per riversarsi infine nelle caselle salanti, le cui sponde sono costruite con legno di abete ed eucalipto e dove il sale si cristallizza sotto l’azione del vento e del caldo sole estivo. Da agosto a novembre, invece, i contadini del mare raccolgono il sale in alti cumuli «chiamati dai salinieri aie, per ribadire l’analogia con il lavoro nei campi», spiega la guida che conduce i visitatori alla scoperta della sostanza divina, secondo la definizione di Omero.

Il racconto inizia a bordo di un convoglio, quasi sottovoce, per non disturbare le oltre cinquanta specie di uccelli acquatici che hanno eletto l’oasi naturalistica delle saline come loro habitat. La narrazione prende avvio da un’intuizione, quella dell’ingegnere toscano Luigi Conti Vecchi, ex direttore generale della Ferrovie Reali in Sardegna. La sua idea, presentata nel 1919, prevedeva un grandioso progetto di bonifica dello Stagno di Cagliari, con la costruzione di un impianto per la produzione del sale in un’area paludosa e contaminata dalla malaria. La prima raccolta sperimentale del sale è del 1927, lo stesso anno della morte di Luigi Conti Vecchi, successivamente sostituito dal figlio Guido nella direzione dell’azienda. La produzione del sale entrerà a regime nel 1931, interrompendosi solo per due anni nel corso della Seconda Guerra Mondiale, durante i bombardamenti di Cagliari del 1943. Sembra quasi di vederlo Guido Conti Vecchi, seduto alla sua scrivania, circondato da ripiani ricolmi di libri contabili. Ha le spalle rivolte verso una grande finestra da cui si scorge la città di Cagliari che guarda in direzione delle montagne di sale, stagliate nel cielo che al tramonto ruba le sfumature del rosa ai fenicotteri in volo.  

La fedele ricostruzione degli ambienti con allestimenti d’epoca, curata dal FAI e dalla società Syndial dell’Eni, consente al visitatore di immergersi nella vita degli anni Trenta del Novecento e di curiosare fra gli uffici tecnici, contabili e direzionali dell’epoca. Le videoproiezioni con documenti originali, proposte nell’officina e nell’ex falegnameria, situata accanto al laboratorio chimico, descrivono una fabbrica moderna e autosufficiente dove, all’occorrenza, si costruivano i pezzi di ricambio necessari per il funzionamento dell’impianto. Ma le immagini che scorrono sullo schermo raccontano anche un’altra storia, quella della vita nel villaggio di Macchiareddu, la frazione di Assemini, dove le saline si estendono per 2700 ettari, Oltre agli impianti di produzione, comprendeva anche le ville per i dirigenti e le abitazioni degli impiegati, dei tecnici e degli operai. Una vera e propria comunità del sale, autonoma e autosufficiente, che si riuniva intorno a Casa Macchiareddu, un edificio polifunzionale ospitato al centro del villaggio, che offriva ai lavoratori delle saline molteplici servizi come la mensa, lo spaccio, la foresteria, l’infermeria e persino una cabina telefonica, oltre a una chiesetta dove ogni domenica il parroco di Assemini officiava la messa. Nel dopolavoro gli abitanti del villaggio potevano prendere parte a tornei di bocce, di carte, di ballo, oppure iscriversi a gare di calcio, di tennis e di nuoto. I più piccoli frequentavano la scuola materna di Macchiareddu e partecipavano a gite domenicali e colonie estive, mentre i ragazzi in età scolare utilizzavano un autobus aziendale che, dal villaggio, li accompagnava nelle scuole di Cagliari.

Un esempio di sviluppo economico del territorio e di sostenibilità energetica e ambientale che mostra come industria e natura possano convivere in armonia sostenendosi reciprocamente; ma anche un moderno sistema di welfare e di valorizzazione culturale e sociale di un luogo ai margini della città, oggi nuovamente fruibile grazie all’accurato intervento di restauro e di riqualificazione storica e ambientale.